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Che notte incredibile! Ambrogio ha vinto la Vendée Arctique, alla sua prima regata in solitario in IMOCA e su "Allagrande Mapei", dopo essere stato più di 200 miglia indietro rispetto a Sam Goodchild su "MACIF" che aveva dominato la regata dalla partenza.
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La bassa pressione nel Golfo di Guascogna alla fine è stata amica: Sam ci si è ritrovato per primo, scegliendo una rotta più a sud per cercare un passaggio favorevole. Ambrogio e Violette, all'inseguimento, sono invece rimasti più a nord e sono riusciti a sfruttare lo spostamento della depressione termica verso est, restando più a lungo nel vento. Questa piccola "porta aperta" è bastata a "Allagrande Mapei" per raggiungere "MACIF" e sfruttare la separazione laterale a nord per superarlo. Da lì è stato un lungo match race notturno di strambate, con Ambrogio che si è sapientemente posizionato tra l'avversario e l'arrivo, nonostante l'assenza del gennaker a bordo che lo costringeva a fare angoli più stretti e una strada più lunga al lasco. Senza mai perdere la concentrazione, Ambrogio ha allungato il vantaggio fino a oltre sei miglia sull'arrivo, e ha commentato la regata così:
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«In questo momento sono molto stupito da questa botta di culo immensa che ho avuto. Però credo di essere stato anche abbastanza opportunista nello sfruttare la piccola porta lasciata aperta da MACIF, noi ci abbiamo provato ed è andata molto molto bene. La regata è stata stupenda. Sono successe veramente tante cose: è stato un viaggio incredibile. Ho visto tante isole diverse, le Faroe, l'Islanda, l'Irlanda, la Scozia. Girare il Circolo Polare Artico, invece, è stato poco simbolico, perché alla fine era soltanto un numero da raggiungere. Comunque è una regata nella quale sento di essermi abbastanza economizzato: non sono mai andato fuori giri. Anche perché all'inizio mi sembrava di fare un po' fatica, non riuscivo a stare bene dietro alla barca che aveva tanti problemi. I primi due giorni sono stati abbastanza provanti: ho avuto tanti problemi elettronici, un blackout, sono dovuto andare sott'acqua per liberare la barca da quella boa maledetta. Insomma, ne sono successe di tutte e questo mi aveva fatto perdere un po' di fiducia. Poi, piano piano, ci siamo ri-intesi bene, io e la barca. Anzi, al punto che ho deciso di fare quella rotta a ovest dell'Irlanda. L'ho scelta proprio perché non me la sentivo di passare all'interno: con una barca che non era in perfetto stato, se ci fosse stato anche solo un piccolo problema in un passaggio così delicato sarebbe stato drammatico. C'era tanto traffico, tanto vento, le zone di separazione del traffico, che poi sono proprio quelle dove Elodie è finita dentro e per cui ha preso dodici ore di penalità. Tutte queste cose io volevo evitarle. Non mi era mai successo di fare una scelta così prudente in regata e, invece, questa cosa non mi è pesata per niente. Anzi, ho capito che non volevo farlo e non l'ho fatto. Ero molto sicuro di me, molto sicuro di quello che potevo fare, e con la barca ci siamo capiti alla grande.»
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Grazie Bogi, per avere dato una lezione a tutti noi. Di pazienza, rimanendo concentrato nonostante le avversità della salita verso il Circolo Polare Artico; di prudenza, scegliendo per primo la rotta più sicura bilanciando rischio e rendimento, con la sicurezza di chi ha l'obiettivo di lungo termine chiaro in mente; e di caparbietà — quella che non ha mollato un miglio nemmeno quando la testa della flotta era lontana e persino il terzo posto sembrava a rischio, e quella che ti ha fatto tuffare in acqua al largo dell'Irlanda tre, quattro, cinque volte per liberare una boa che aveva provato a fermarti la barca. Grazie anche per quel tuffo, e per l'urlo liberatorio quando finalmente sei potuto ripartire.
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E infine ci hai mostrato che tutto il percorso, con le sue difficoltà, imprevisti e soluzioni, serve a farsi trovare pronti nel singolo momento in cui arriva la tua opportunità. Che non è mai scontata né prevedibile nella vita. Ma quando arriva bisogna riconoscerla, sfruttarla con lucidità e portare a casa il risultato. È in quell'equilibrio sempre precario tra follia e meticolosità che abbiamo rivisto, ancora una volta, il senso di questo sport.
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