La vela è uno sport crudele, ha detto ieri Bogi da bordo, e ora stiamo vivendo insieme cosa significa: rimanere quasi fermi in mezzo all’oceano mentre tutti gli altri si muovono. Dopo averci entusiasmato con una partenza perfetta e due giorni di velocità impressionante in testa alla flotta, ieri “Allagrande Mapei” si è ritrovata intrappolata in una zona di vento debole, vedendo svanire in poche ore tutto il vantaggio accumulato.
Ma facciamo un passo indietro, per capire meglio cosa è successo.
La “porta” di cui parlavamo ieri era un piccolo fronte meteorologico: per attraversarlo bisogna trovare il punto giusto, possibilmente quello più stretto, e soprattutto arrivarci al momento opportuno. Una differenza di poche miglia o di qualche ora può trasformarsi in un vantaggio enorme, oppure in una trappola.
La strategia dei primi IMOCA era quella di spostarsi verso nord, cercando il punto migliore per attraversare questa zona e agganciare il vento dall’altra parte. Una scelta corretta, ma con un rischio: continuare a cercare una porta migliore significa anche lasciare la possibilità a chi naviga più a sud di trovare un passaggio prima di te.
Ed è proprio quello che è successo.
La strambata di lunedì sera aveva le sue ragioni tattiche e strategiche, ma ha finito per favorire Corentin Horeau, che ha trovato la strada libera davanti a sé. Il francese di “MACSF” è riuscito a infilarsi nel passaggio, attraversando quasi miracolosamente la zona senza vento e ritrovando dall’altra parte un corridoio favorevole tra il fronte e la dorsale.
E mentre Horeau accelerava, Bogi e buona parte degli inseguitori rimanevano impantanati. Il piccolo fronte, che fino a quel momento avanzava verso di loro, ha iniziato a perdere consistenza e ad arretrare, trascinando con sé la zona di vento debole. Una porta che non soltanto si è chiusa, ma che ha iniziato ad allontanarsi proprio mentre cercavano di attraversarla.
Non ho mai pagato una strambata così cara, è stata una scelta davvero disastrosa. Il fronte adesso non avanza più verso est ma scappa via, e io non riesco a passarlo!
Tuttavia quella di cercare il vantaggio, di prendere l’iniziativa e di non accontentarsi di seguire gli altri è l’attitudine che ha sempre caratterizzato Bogi e che gli ha permesso di vincere tanto. Una scelta tattica va giudicata per le informazioni disponibili nel momento in cui viene presa, non soltanto per quello che succede dopo. E ieri la meteorologia ha presentato un conto salatissimo.
E adesso?
La situazione è tutt’altro che semplice, ma la Route du Rhum è ancora lunghissima e i modelli meteo promettono nuovi rimescolamenti. Davanti alla flotta c’è una dorsale anticiclonica, seguita da un nuovo fronte che porterà un’altra rotazione del vento e condizioni potenzialmente molto veloci. Chi si trova nella posizione giusta potrebbe ritrovarsi presto a navigare con 25‑30 nodi da nord, mentre chi sceglierà una rotta più meridionale rischia di incontrare nuovamente venti deboli. Insomma, le porte da attraversare non sono finite.
Prima, però, bisogna uscire dalla trappola.
È difficile vedere Bogi perdere in poche ore tutto quello che aveva conquistato con una navigazione praticamente perfetta. Ma è anche questo che rende la vela oceanica così affascinante e, a volte, così terribilmente ingiusta. Non basta essere veloci, non basta navigare bene e non basta nemmeno fare la scelta che sulla carta sembra migliore. Bisogna anche che l’oceano ti lasci passare.
Ieri non è successo.
Mentre scriviamo sembra che “Allagrande Mapei” abbia ripreso velocità. Ambrogio ha finalmente passato il fronte e ha ritrovato il vento… e allora Forza Bogi, c’è ancora tanto Atlantico davanti!
Lamberto Cesari
Cartografia · 4 novembre, 05h00 UTC

